Luigi Stifani e la pizzica tarantata

Ruggiero Inchingolo

Libro di 185 pagine con i testi e la trascrizione integrale della pizzica “indiavolata”

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Nel 1985 Ruggiero Inchingolo incontra il Maestro Stifani, il più importante violinista terapeuta del Salento, dal quale apprende, dopo assidui incontri durati fino al 1989, i moduli musicali della pizzica tarantata. 

Nel 2003 la Besa Editrice pubblica il libro “Luigi Stifani e la pizzica tarantata”, in cui Inchingolo analizza e trascrive sapientemente le musiche eseguite nei rituali di guarigione, descrivendone gli strumenti utilizzati, oltre a svelare le tecniche e il procedimento compositivo adoperato dal Maestro durante le terapie domiciliari del tarantismo salentino. Nel 2015 il libro viene ristampato con l'apporto di interessanti integrazioni.

Dalla quarta di copertina:

Luigi Stìfani di Nardò, per tutti “Maestro Gigi”, è stato l'ultimo e il più importante violinista “terapeuta” del Salento, nonché personaggio chiave del capolavoro La terra del rimorso del grande etnologo Ernesto De Martino.

Luigi Stìfani racconta e commenta il suo originale e istintivo sistema di notazione musicale, parla dei suoi strumenti e del suo gruppo di musicisti, fornendo una testimonianza unica e diretta sui rituali di guarigione legati al fenomeno del tarantismo. A parlare in realtà è il suo violino, che racconta di una terra nascosta in un mondo che non esiste più, di cui non rimangono che gli echi della sua musica, di cui si è cercato qui di fermarne qualche traccia.. 

Il libro contiene le trascrizioni delle pizziche tarantate suonate da Stìfani, in modo particolare la trascrizione integrale della “pizzica indiavolata” registrata da Roberto Leydi nel 1966 e quella registrata dall'autore nel 1988. A distanza di oltre venti anni vengono analizzate le strutture compositive e i modelli melodici, evidenziando differenze e cadute. Questo testo, come afferma l'etnomusicologo Salvatore Villani, si è rivelato come "il miglior studio etnomusicologico sulle musiche eseguite durante le cure rituali del tarantismo", e resta, a tutt’oggi, una pietra miliare negli studi etnomusicologici sulla musica salentina.